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“Americana” Di Luca Briasco

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Il nostro 2018 di letture è iniziato con un saggio di Luca Briasco intitolato “Americana” (ed. Minimum fax) sull’evoluzione e le tendenze del romanzo americano degli ultimi sessant’anni. Questo libro consta di un saggio introduttivo, di quaranta schede in cui si incontrano scrittori che hanno rivoluzionato i modelli narrativi americani  e di una parte finale in cui l’autore offre preziosi consigli di lettura.
Questo saggio aiuta il lettore ad orientarsi nella selva oscura della narrativa americana e ne individua due grandi modelli: il primo è quello sperimentato da David Foster Wallace con il suo avanguardismo e la sua apertura stilistica, la sua propensione alla sperimentazione che spesso crea grossi ostacoli alla comprensione e  poi c’è il modello scelto da Franzen il quale, stringendo un patto con il lettore (contract author), lo solleva dal caos e lo immerge in una dimensione familiare. Il romanzo di famiglia scelto da Franzen, tranquillizza il lettore con il suo impianto narrativo semplice e lontano dalle costruzioni frammentarie del romanzo postmoderno. Proprio con una saga famigliare, Pastorale americana, Philip Roth vince il Premio Pulitzer. Anche Elisabeth Strout si colloca tra gli autori che hanno scelto la tematica famigliare come nucleo centrale della  propria  produzione letteraria. In Olive Kitteridge, ad esempio,  un unico protagonista appare in tutti i capitoli e ad ogni racconto il lettore ha la sensazione di conoscerlo sempre di più, di chiudere il cerchio, insomma. Il ripiegamento sulla saga famigliare è la conseguenza di un momento storico fondamentale, quello dell’11 settembre,  che segna una rottura profonda con il passato e inaugura un nuovo modo di guardare al mondo, accrescendo il bisogno di sentirsi rassicurati, proprio come all’interno della propria casa con accanto i propri cari.

Briasco, interrogandosi  su quale sia il “grande romanzo americano” , pensa a “IT” di Stephen King che racconta e aiuta a comprendere la storia di questo paese.

Questo saggio ci è piaciuto molto per vari motivi. Innanzitutto perché è un invito alla lettura da parte di un grande conoscitore della narrativa americana che si dice soddisfatto se avrà convinto almeno un lettore a comprare uno dei capolavori citati; ci piace perché quest’opera non si erge a saggio definitivo ma mantiene aperte le strade che conducono all’analisi della narrativa americana; ci piace perché  Luca Briasco non dimentica i traduttori che vengono puntualmente citati; ci piace perché grazie a Briasco la nostra lista di letture si è allungata a dismisura.

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