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“Leggimi tra vent’anni” di Giorgia Lanzilli

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“Leggimi tra vent’anni” di Giorgia Lanzilli edito da Mondadori, nasce per caso e chiama a raccolta le emozioni della maternità. Con questa raccolta di pensieri, si intraprende un viaggio attraverso i dirupi, le salite e le discese che una mamma incontra inevitabilmente lungo la propria passeggiata nella vita.

Qui di seguito l’intervista rilasciata dall’autrice.

In che momento hai pensato che i tuoi racconti di vita quotidiana condivisi su fb, potessero essere raccolti e diventare un libro?

Quando ho aperto la pagina fb non è stato per un bisogno o una volontà di condivisione ma, semplicemente, per racchiudere i miei pensieri in un luogo sicuro e lontano dal mio disordine cronico (che riesco a perdere anche i file sul computer!). Perciò ho aperto “Leggimi tra vent’anni” e ho cominciato a trattare questa pagina come il mio personale e intimo diario, a cui potevano accedere solo mia mamma e mia sorella. Un giorno ho scritto un post che parlava delle privazioni oggettive di una neomamma (i capelli sempre perfetti, il sonno, il tempo libero per fare mille cose) che ho concluso con l’affermazione “la vita ti ha baciato sulla fronte se puoi svegliarti ogni mattina abbracciato ai tuoi figli”. Mia sorella ne è rimasta così colpita che mi ha chiesto di poterlo condividere sul suo profilo personale e da lì è cominciato tutto. La potenza del web ha portato questo post ad avere oltre 130.000 like in due ore e la pagina è cresciuta, nello stesso lasso di tempo, fino a 25.000 fan. Da quel momento è stato chiaro che “Leggimi tra vent’anni” non era più un luogo solo mio ma una sorta di salotto in cui ho conosciuto migliaia di mamme con le mie stesse paure, frustrazioni, ansie ma soprattutto con lo stesso grande amore per i propri figli. La Mondadori ha fatto il resto: mi ha contattata un giorno d’estate dicendomi: “Allora! Lo facciamo il libro?” Come dire di no!

Nel libro si incontra spesso la parola” forza”. Cosa è per te la forza?

La forza per me è un misto di sensazioni ed emozioni, che non si può costringere in una definizione precisa. Ci sono momenti in cui mi sento incredibilmente forte, come quando abbraccio i miei figlie sento di volere e poter riuscire a proteggerli da ciò che c’è di brutto nel mondo. Ci sono altri momenti che mi sento la persona più insicura e debole della terra, quando ad esempio mi rendo conto di aver gestito male un capriccio e ho tirato fuori il peggio di me. O quando ho cominciato a parlare sulla pagina di bullismo in età prescolare e diverse mamme hanno liquidato me e i miei pensieri come “esagerati”. E ho sentito scivolare via le forze, fisicamente e mentalmente. Per fortuna, poi, si ritrova il proprio equilibrio emotivo, e il mio arriva dalla presenza di mio marito e dei miei figli nella mia vita. E da lì riparto ogni volta, più forte.

Spesso, come raccontato nel libro, hai vissuto momenti di sconforto. Cosa consiglieresti ad una neo mamma che si ritrova ad affrontare momenti di difficoltà legati alla gestione della vita famigliare?

La società vuole imporre un modello di maternità che implichi che sia tutto bellissimo e che la mamma debba essere perennemente felice perché ha ricevuto il dono più bello del mondo. Poi diventi mamma e ti rendi conto che non è affatto cosi, che la maternità è stravolgimento totale a livello fisico ed emotivo. Non solo il tuo corpo subisce cambiamenti ma anche, e soprattutto, il tuo mondo interiore perché dal momento in cui tuo figlio nasce tu capisci di essere responsabile della vita e la crescita di un’altra persona, con tutto ciò che implica, dalle notti in bianco al rimettere in discussione ogni tuo pensiero o atteggiamento o addirittura il rapporto con il tuo compagno e con i tuoi genitori. Si può essere sempre felici e contenti in questo contesto? Assolutamente no! Sarebbe anormale il contrario. Perciò il mio grande consiglio è, non solo non sentirsi mai né sbagliata né inadeguata, né una pessima madre, perché ciò di cui un bambino ha bisogno è semplicemente amore, ma soprattutto ignorare il milione di consigli non richiesti che arrivano da mamme e parenti che sembrano sempre migliori di te e di parlare con qualcuno dei propri disagi, del proprio malessere. Perché è umano e non è affatto qualcosa di cui vergognarsi. Parlarne con qualcuno, sapere che le emozioni possono essere condivise, è terapeutico e poi si ritrova la giusta marcia per ripartire con il sorriso.

Il tuo libro ha riscosso un notevole successo. A cosa credi sia dovuto questo apprezzamento da parte dei lettori?

Credo che il mio non sia un libro che abbia grandi risposte o che ponga davanti a interrogativi. Ma sono certa che è un libro che ascolta le paure, le emozioni e le sensazioni che una mamma ha nel cuore. E credo che questo sia un grande pregio. Tra quelle pagine non ci si sente sole.

Dato che non è da tutti custodire i propri ricordi in una pagine Facebook da milioni di like, che poi diventa anche un libro, il nostro consiglio è quello di limitarsi a conservare i propri foglietti e i pensieri più cari in un portalettere. Se poi il portalettere in questione è bello come il “Girotondo” di Alessi sarà certamente più facile ricordarsene!

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