“La vegetariana” di Han Khang

“Ho fatto un sogno”. Con questa frase Yeong-hye donnna senza qualità e senza pretese, annuncia alla sua famiglia la decisione di non consumare e di non servire più carne. E’ a partire da quel sogno di sangue e di morte che la donna diventa una presenza surreale che si aggira a petto nudo tra lo sgomento dei suoi familiari, increduli di fronte a tanta fermezza, incapaci di comprenderne le ragioni.

Come un vegetale che si nutre di sola acqua, Yeong-hye rifiuta qualsiasi tipo di cibo e accetta di essere rinchiusa in un ospedale psichiatrico pur di non dover rinunciare alla sua scelta che è carica di profondi contenuti. In Yeong-hye, infatti, è forte il desiderio di rivolta, di ribellione contro un sistema che ha consegnato all’uomo le chiavi che aprono le porte della felicità, o molto più spesso dell’infelicità, di un altro essere umano: la donna. Yeong-hye urla silenziosamente contro una vita che non le può più appartenere e contro un grumo di convenzioni che la soffocano. La dissoluzione del corpo si fa dunque metafora della volontà di disgregare antichi retaggi sociali e culturali che sono in forte contrasto con la moderna ed emancipata Seul.

Il romanzo si divide in tre blocchi narrativi in ciascuno dei quali i fatti vengono raccontati rispettivamente dal marito, dal cognato e infine dalla sorella della protagonista. Il lettore dunque, non ha accesso diretto ai pensieri di Yeong-hye ma li deduce dalle testimonianze di altri personaggi.

Con questo romanzo crudo, spietato e avvincente, edito in Italia da Adelphi e tradotto in altre nove lingue, la scrittrice sudcoreana Han Kang ha ottenuto il Man Booker International Prize 2016 e la fama nel panorama letterario occidentale.

Autore : Han Kang

Traduzione: Milena Zemira Ciccimarra

Edizione: Adelphi

Vegetariana:Oysho2

Yeong- hye ha un vezzo, o per lo meno quello che può apparire tale: non indossa mai il reggiseno. Il reggiseno che per tante donne è un simbolo di femminilità, uno strumento di esaltazione di un tratto specifico della bellezza della donna, è per la protagonista del libro uno strumento di costrizione. Nel romanzo infatti, si legge: “Lei provava a giustificarsi, dicendo che non sopportava il reggiseno perchè la stringeva, e che io, non avendone mai indossato uno, non potevo capire che senso di oppressione desse”.

Rifiutando di indossare il reggiseno Yeong-hye rifiuta in qualche modo di essere una donna e di sottostare a tutte le implicazioni culturali e sociali che questo comporta. Tuttavia essere donne, fisicamente e spiritualmente, non è necessariamente un limite, non è una condanna nonostante questo libro sembri affermarlo. E indossare un reggiseno, allo stesso tempo, può anche essere un modo per riaffermare il proprio essere e la propria identità, un tentativo di riappropriazione del proprio corpo. L’importante è, chiaramente, trovare il modello giusto!

reggiseno copertina

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