“Il commesso” di Bernard Malamud

È intorno alla vita del bottegaio Morris Bober che Bernard Malamud, vincitore del National Boook Award, ha costruito il suo romanzo-capolavoro pubblicato per la prima volta da Farrar Straus e Giroux nel 1957 con il titolo “The Assistant”. Leggere questo romanzo è come affacciarsi su un mondo in stato di decomposizione, dove tutto odora di sacrificio e ristrettezza. Tra gli scaffali o dietro il bancone della bottega di alimentari, si scorge la figura minuta di Morris Bober che ha la sorte incisa nel nome: “bober” in yiddish è una persona di poca conto che trascina la vita lungo il vicolo stretto che lo condurrà alla morte.

È tra le quattro mura della botteguccia che Bober trascorre le sue giornate offeso dalla vita, messo all’angolo da aspettative disattese. Accanto a lui Ida, sua moglie, che vaga dura e inasprita nel mondo sigillato del negozio di alimentari e Helen, l’adorata figlia, che rinuncia agli studi e trova nei libri l’unico rifugio per sottrarsi all’ordinarietà della sua esistenza.

Morris non ha niente da offrire ai suoi famigliari se non l’esempio di un profondo senso di rettitudine, di un candore fanciullesco che lo rendono l’uomo buono che è: “Morris sarebbe scoppiato se avesse imbrogliato qualcuno [….] perché lui non invidiava niente a nessuno e diventava sempre più povero”.

Grazie alla generosità del commerciante, Frank Alpine il “goy”, giovanotto di origini italiane con un passato da ladruncolo, ha accesso alla bottega con il desiderio di riscattarsi a tutti i costi mostrando impegno e buona volontà: “Ida vide che aveva disimballato la poca merce arrivata il giorno prima, spazzato per terra, lavato la vetrina dell’interno e sistemato le scatole sugli scaffali. Il posto aveva un aspetto un po’ meno squallido”. Sarebbe diventato uno di famiglia Frank se non avesse commesso il più grave degli errori: ingannare Morris.

La nettezza della lingua rende la lettura priva di intoppi e l’intreccio regolare degli eventi ne favorisce la comprensione. Incastonate nel racconto, come pietre preziose, alcune espressioni in yiddish che ci avvicinano alle origini e all’universo più intimo dell’autore

Autore: Bernard Malamud

Traduzione: Giancarlo Buzzi (1929-2015. Ha tradotto e prefato testi di narrativa francesi inglesi e spagnoli)

Prefazione: Marco Missiroli

Edizione: Minimum Fax

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Molto spesso proprio dietro quello che ci sembra più ordinario e banale si nascondono sentimenti profondi e storie che vale la pena raccontare. “Il commesso” è un libro che a margine sembra volerci dire questo. L’ordinario, il quotidiano sono forme speciali di bellezza capaci di emanare un fascino pari, se non superiore, a ciò che è raro e stravagante.

Forse per questo volendo pensare ad un “segno” per questo libro, potremmo pensare alla caraffa per il latte della Seletti, la Milk Jug.Una caraffa in ceramica bianca che riproduce le fattezze di un comune cartone da latte. L’attrattiva di questo oggetto è appunto nell’estetica del quotidiano, nella sua capacità allusiva, nella sua semplicità disarmante e ironica capace di strappare un sorriso. Il che, soprattutto di mattina, non fa mai male, a maggior ragione se la serata precedente è trascorsa leggendo Bernard Malamud.

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